Diverse visioni della placca

Nel 1996, il National Institute for Dental and Craniofacial Research (Istituto Nazionale di Ricerca Dentale e Craniofacciale) ha ospitato una conferenza internazionale sull'ecologia microbica. Questa conferenza era incentrata su una nuova visione della placca come biofilm. La conferenza ha sottolineato l'importanza di questo cambiamento di prospettiva sulla placca dentale e il suo ruolo nelle malattie orali.1Non è la prima volta nella storia che i professionisti del settore dentale hanno cambiato la loro opinione riguardo alla placca. Negli ultimi 120 anni la visione della placca dentale è passata attraverso diversi cambiamenti.

Figura 4. Le diverse visioni della placca e delle malattie parodontali (1880-1930).
Figura 4. Le diverse visioni della placca e delle malattie parodontali (1880 - 1930)

Il periodo compreso fra il 1880 e il 1930 fu denominato l'Età dell'Oro della microbiologia (Figura 4).8 Durante questo periodo, sono stati identificati gli organismi patogeni responsabili di molte infezioni sistemiche di rilevanza medica. I ricercatori hanno anche tentato di rintracciare un'unica causa specifica per le malattie orali. Ipotizzando che la placca contenesse i microrganismi responsabili della malattia parodontale, gli scienziati del settore dentale studiarono la placca in cerca dell'agente infettivo. Utilizzando le tecniche disponibili a quel tempo (vetrini umidi o analisi di strisce e macchie al microscopio), gli scienziati identificarono quattro diversi gruppi di potenziali agenti eziologici per le malattie parodontali.Amebe,spirochete, batteri fusiformi e streptococchi furono isolati in pazienti affetti da malattie parodontali e, perciò, si suggerì una possibile eziologia. I trattamenti parodontali di quell'epoca variavano a seconda dei sospetti agenti infettivi e includevano tinture, somministrazione sistemica di arsenico contenente preparati antimicrobici, iniezioni intramuscolari di mercurio, oltre a vaccini.9

Il 1930 aprì la strada ad una visione differente del ruolo della placca e dei suoi microrganismi nell'eziologia delle malattie parodontali. (Figura 5). Gli scienziati del settore dentale ritenevano che la malattia parodontale fosse collegata a qualche difetto costituzionale dell'individuo.9 Anche agenti irritanti meccanici, come nel caso di restauri provvisori o rimozione del tartaro, erano ritenuti responsabili nella patogenesi della malattia parodontale.10

Figura 5. Le diverse visioni della placca e delle malattie parodontali (1930 - 1960).
Figura 5. Le diverse visioni della placca e delle malattie parodontali (1930 - 1960).

La convinzione che fosse un solo agente microbico a causare la malattia parodontale fu sostituita da teorie aspecifiche della placca. 9 Secondo l'ipotesi aspecifica della placca, l'intera flora batterica della placca, piuttosto che specifici batteri, aveva un ruolo importante nella distruzione parodontale. Tutta la placca era vista come placca cattiva. Inoltre, più placca significava più malattia. Il controllo della placca era visto come essenziale per limitare la produzione di irritanti gengivali, che porta all'infiammazione e alla distruzione parodontale. 11 L'identificazione di microrganismi specifici non era importante. Era invece importante un rigoroso controllo della placca, che divenne l'elemento fondamentale della terapia parodontale.

Il 1960 segnò un ritorno all'ipotesi specifica della placca (Figura 6). I ricercatori riuscirono a dimostrare che la malattia parodontale poteva essere trasmessa fra i criceti.12 Il microscopio elettronico confermò poi la presenza di spirochete nei tessuti connettivi ed epiteliali di pazienti affetti da gengivite ulcerativa necrotizzante acuta in contrasto con i controlli di salute.13 Ritenendo che ci fossero differenze nella placca provocata da diverse specie di batteri, gli scienziati tornarono a ricercare un agente patogeno parodontale microbico specifico e il trattamento era mirato a neutralizzare tale agente infettivo.9

Figura 6. Le diverse visioni della placca e delle malattie parodontali (1960 - 2000).
(1960 - 2000)

Nuovi metodi di analisi microbica come il microscopio in campo oscuro, il microscopio elettronico a trasmissione, il microscopio elettronico a scansione, i campioni di DNA, l'idrolisi del BANA e il saggio immunologico risultarono di grande aiuto nella ricerca.14

Figura 7.
Figura 7
Figura 7. SEM di placca dentale umana matura che mostra la tipica formazione "a pannocchia". Bar = 10 micron a un ingrandimento originale di 2,020.
Immagini per gentile concessione del Dott. Charles Cobb. University of Missouri-Kansas City
FIG

Da allora gli scienziati hanno continuato a ricercare un agente eziologico specifico con risultati altalenanti. Haffajee e Socransky15hanno indicato in modo preciso le ragioni che rendono difficile l'individuazione di agenti patogeni specifici. Alcune di queste difficoltà sono collegate alla coltura microbica e ai prelievi di campioni microbici e includono: ottenere un campione da una tasca parodontale, difficoltà nel coltivare alcuni organismi, il gran numero di agenti patogeni che possono essere trovati e coltivati da una tasca parodontale. Il prelievo di campioni è ulteriormente complicato dal fatto che le tasche parodontali contengono non solo patogeni, ma anche specie opportunistiche. Altre difficoltà nell'individuazione dei patogeni parodontali sono relative alla natura stessa delle malattie parodontali. Primo, di malattia parodontale non ce n'è una sola; si tratta invece di una serie di diverse malattie. Secondo, queste malattie sono caratterizzate da periodi di attività e inattività, oltre che variazioni di attività della malattia in diversi siti all'interno di uno stesso individuo. Un'ultima difficoltà dell'individuazione di specifici patogeni parodontali è costituita dalla diversa risposta dell'individuo ospite.16

Nonostante queste sfide, i ricercatori odierni continuano ad essere d'accordo sul fatto che le malattie parodontali siano infezioni causate da specifici agenti patogeni. Recentemente, l'attenzione è stata rivolta alla Tannerella forsythensis (in precedenza nota come Bacteroides forsythus),oltre alla , Porphyromonas gingivalis e all'Actinobacillus actinomycetemcomitans all'Actinobacillus actinomycetemcomitans come patogeni primari nella maggior parte delle infezioni parodontali, con una certa propensione a collegare anche un altro sottogruppo di microrganismi( C. rectus, E. nodatum, F. nucleatum, P. intermedia/nigrescens, P. micros, S. intermedium, and T. denticola) come possibili patogeni. 14,17 I ricercatori stanno lavorando allo sviluppo di test diagnostici per l'individuazione e di trattamenti volti a colpire in modo mirato i batteri parodotopatogeni . Sono stati proposti antibiotici sistemici come l'amoxicillina, il metronidazolo, la tetraciclina, la doxiciclina e l'Augmentin.15 È stata anche introdotta la somministrazione locale di antimicrobici (fibre di tetraciclina, gel a base di metronidazolo e minociclina, chip di clorexidina e polimeri a base di doxiciclina).18 Mentre da un lato questi tipi di approccio hanno migliorato la nostra capacità di trattare le malattie parodontali, dall'altro tali terapie non hanno ancora garantito un successo uniforme. Vedere la placca come un biofilm sembra poter assicurare un contributo decisivo negli sforzi compiuti per trattare efficacemente la malattia parodontale.